Brasile & Sud America
 
 
COLOMBIA (SANTA FÈ DE BOGOTÀ)  
La Colombia sceglie la libertà: vittoria record per Santos.
di Roberto Lovari da Salvador Bahia – Brasile – Secolo d’Italia 22/06/2010
Il 7 di giugno il portavoce della Chiesa Cattolica colombiana Juan Vicente Cordoba aveva rivolto un accorato appello al governo di Alvaro Uribe e alle Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia (FARC) affinché si trovi un accordo umanitario per la liberazione dei prigionieri di entrambi gli schieramenti. Qualche giorno prima le FARC avevano fatto arrivare tramite la senatrice Piedad Cordoba un video in cui alcuni sequestrati da molti anni chiedevano ai due candidati Santos e Mockus di trattare con le FARK. Nessuno in Colombia vuole trattare con le FARC, tutti ricordano come la trattativa di fine anni ’90 si fosse trasformata in un disastro per lo stato colombiano e in grandi vantaggi per il gruppo terrorista delle FARC. Lo stato colombiano aveva lasciato in mano ai narco-comunisti ampi territori per favorire le trattative di pace. Le FARC utilizzavano quegli spazi per organizzare la coltivazione e la vendita della cocaina e i sequestri di persone.
L’elezione di Uribe nel 2002 mise fine a tutto questo e significò l’inizio di una decisa azione per la “sicurezza democratica” che in pochi anni avrebbe inferto colpi durissimi alle FARC isolandole in lontane foreste, azione famosa per la liberazione dell’e candidata alla presidenza Ingrid Betancourt e di tre americani nel 2008 in territorio ecuadoregno. Nella stessa azione fu eliminato il responsabile internazionale delle FARC, Raul Reyes. Azione clamorosa, come quella portata avanti dall’esercito domenica 13 giugno nelle foreste a 400 chilometri a sud di Bogota. In un’azione studiata e preparata da mesi sono stati liberati 4 militari nelle mani delle FARC da 12 anni ancora con le catene addosso, i militari non avevano le tronchesi per tagliarle. Uno dei prigionieri liberati, il generale Luis Mendieta, appena sbarcato a Bogota, commosso, ha ricordato come fosse stato per sedici mesi nella foresta “senza sentire una canzone”. Un altro, il sergente Arbey Delgado, nel ringraziare Uribe ha detto: “sono caduto in mano ai terroristi quando avevo 29 anni, oggi ne ho 41. Sono dei selvaggi”. Molti diranno che si è trattato di una operazione per favorire il candidato di Uribe, l’ex ministro della difesa Juan Manuel Santos conto Antanas Mochus per il secondo turno per le presidenziali del 20 giugno. I colombiani già al primo turno avevano detto la loro opinione: a Santos il 46%, a Mockus il 21%, risultati che avevano contraddetto in modo clamoroso le previsioni e il clima politico che aveva dominato la campagna elettorale. Sembrava che i colombiani volessero cambiare pagina sostituendo la “sicurezza democratica” di Uribe di cui Santos è un convinto sostenitore con la “certezza del diritto” di cui Mockus si era fatto portabandiera. Certamente corruzione, violazione dei diritti civili, legami delle forze politiche e degli uomini di governo con i trafficanti di cocaina e con l’estrema destra della AUC non sono mancati. Tutto vero, ma Uribe può vantare senza tema di essere smentito di aver smobilitato più di cinquantamila uomini armati. le forze democratiche che in questi anni si sono strette attorno a lui hanno sicuramente combattuto una dura lotta su due fronti: da un lato l’estrema sinistra delle FARC ormai trasformatesi in terroristi dediti al narcotraffico, dall’altro l’estrema desta che, con la scusa di difendersi, si era anch’essa armata finendo però nel traffico della droga e nella delinquenza comune.
Queste sono le ragioni per cui circa i due terzi dei colombiani hanno scelto Santos assegnandogli anche una vasta maggioranza dei due rami del Parlamento. Sono dati che indicano con grande chiarezza come la Colombia voglia essere governata nella democrazia e nella libertà dei sistemi liberaldemocratici.

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